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domenica 10 marzo 2019

Chiesa di San Pier Scheraggio


L’appellativo di “Scheraggio” dato alla Chiesa di S. Piero deriva dal fatto che in prossimità di questa c’era una fogna, la quale raccoglieva, prima di finire nell’Arno, le acque della Città: come asserisce Giovanni Villani nel suo terzo libro al capitolo due; denominazione confermata anche dagli atti di vendita di case poste accanto alla Chiesa che dicono: «prope Scheradium , sive fogna», oppure in un Diploma del Vescovo di Firenze Rinieri, riferito dall’Ughelli nel Tomo III, il quale dona al Monastero di S. Pier Maggiore la Chiesa definendola sempre con questo appellativo: «Ecclesiam S. Petri ad Holagium».

Pianta della chiesa di San Pier Scheraggio

Nella ricerca di altre notizie che confermino l'antichità della Chiesa, Capo, fra l'altro, di un Sestiere di Firenze, il Villani ci racconta che nel X secolo le tasse cittadine erano centomila fiorini l’anno da dividere appunto in proporzione tra i vari Sestrieri e le competenze che riguardavano S. Pier Scheraggio

lunedì 27 luglio 2015

Chiesa di Santa Margherita dei Cerchi e l'antico Ospedale di Santa Maria Nuova



Scrive il Richa, II, 134 e seg. che “La Chiesa è antichissima, ed assai più di quello, che parlano le scritture a noi rimase, posciachè essendo ella una delle 36. Parrocchie, e chiusa nel primo cerchio della Città, gode due autorevoli documenti di antichità. La prima scrittura però, che si trovi, è un Istrumento de’ più rari, che abbia L’Archivio del Capitolo Fiorentino, cioè una carta di Procura per la riforma del Clero in tempo di Sedia vacante, che ha per titolo: Universus Clerus, et Dioces Flor. Eccl. Flor. vacante, faciunt eorum procuratorem ad quam plurimum peragendum 1286. die 3. Aprilis. I primi sottoscritti sono quattro Canonici a nome del Capitolo, ed al numero 44. tra’ Curati leggesi: D. Cosmus Cappellanus Sancte Margherite. Altra scrittura trovò Stefano Rosselli, che è un breve di Papa Martino IV. Pel quale il Rettore di Santa Margherita Don Giovanni Peponi è promosso al Presbiterato Fiorentinoo varcato per la morte di Tribaldo Arciprete, ed il Breve è dato in Orvieto 3 Non. Iulii An. 1283. Di una terza ancora più vecchia scrittura debbo grato al Sig. Domenico Maria Manni nel Sigillo 14. del Tomo XVIII. avendo egli trovato un contratto di vendita, che fece il Conte Guido Salvatico della Famiglia de’ Cerchi di alcune case, in populo Sancte Margherite rogato Ser Rinuccino da Certaldo 1280”.

da Wikipedia: facciata della Chiesa

La prima documentazione sulla ecclesia Santae Margeritae risale all’11 maggio 1032: dedicata a Santa Margherita di Antiochia, l’edificio prese il nome dalla famiglia dei Cerchi che, insieme quelle dei Donati e degli Adimari,

lunedì 8 giugno 2015

Il Calcio Storico Fiorentino



Leggenda e verità di un gioco

A Giugno, come nelle migliori tradizioni fiorentine, inizia il torneo del Calcio Storico Fiorentino, gioco di antiche tradizioni e diventato un appuntamento fisso ogni anno, assieme allo Scoppio del Carro del giorno di Pasqua e in cui, fra l'altro vengono decise proprio le partite da disputare.
Ma da dove nasce questo sport? E come si gioca?
La tradizione del calcio storico fiorentino risale al 17 febbraio 1530, quando Firenze era assediata dalle truppe spagnole di Carlo V. La popolazione, sebbene stremata da quel lungo e infinito isolamento, per spirito di ribellione e quel senso di superiorità che solo i fiorentini sanno avere, decise di dare avvio ad una partita di calcio, in piazza Santa Croce, per dare l'impressione che niente, nemmeno l'esercito imperiale, la toccava e avrebbe scalfito lo spirito.  Insieme a quel gesto si racconta che fu presa tutta la poca farina che ancora c'era in città, accesi tutti i forni e fatto del buon pane fresco... Firenze e i fiorentini riuscivano a sopravvivere (anche se solo apparentemente) alla grande nonostante tutto!

da Wikipedia: una partita al calcio d'inzio giocata nel 1688
 
La tradizione di far rivivere quell'episodio fu ripresa nel 1930, diventando una sfida fra i 4 quartieri, Bianchi di Santo Spirito,

martedì 21 aprile 2015

La chiesa di San Miniato al Monte



La storia
San Miniato è considerato il primo martire fiorentino, giustiziato nel 250 d.C. Secondo la leggenda dopo essere stato decapitato, avrebbe preso la sua testa fra le braccia e, attraversando l’Arno, si sarebbe diretto verso il Mons Florentinus, dove sarebbe crollato in un piccolo cimitero; qui adesso sorge la basilica a lui dedicata. Ecco cosa racconta il Drogone riguardo alla sorte di Miniato: «[...] Troncatogli il santissimo capo, con felice destino ebbe la sventura di passare dalla mortale alla vira eterna. Il corpo del beatissimo martire, alzatosi dal luogo del supplizio e prendendo tra le sacre braccia il capo mozzo, accompagnato da un corteggio di angeli salì il monte sul quale, prima della sua passione, era solito servire Dio onnipotente; e qui con chiarissimo e ammirevole proposito disse di voler attendere il giorno dell’ultimo giudizio».
Prima dell’attuale costruzione religiosa era presente una chiesuola accanto ad una cella, come lo stesso Davisohn  ritiene, eretta sulla tomba del santo dopo il riconoscimento del cristianesimo nel 392 d.C. con l’Editto di Teodosio. Il corpo del martire, infatti, era stato seppellito da alcuni compagni sfuggiti alla persecuzione ed era diventato luogo di devozione. Sappiamo, inoltre, che nel 781 Carlo Magno insieme alla moglie Ildegarda vi fece visita e che la donna, mediante delle preghiere, ricevette delle grazie. A quel luogo lo stesso sovrano restò molto legato, tanto che in un documento successivo (non sappiamo bene se nell’anno della morte della consorte nel 783 o tre anni dopo) fece dei lasciti alla chiesa: «Carlo per grazia di Dio re di Franchi e dei Longobardi e patrizio romano, a tutti i nostri fedeli presenti e futuri. [...]

martedì 14 aprile 2015

Le due chiese di San Frediano



Narra una leggenda che San Frediano, dovendo attraversare l’Arno per recarsi alle reliquie di San Miniato, lo avesse trovato in piena; chiese così aiuto a dei barcaioli, ma questi si rifiutarono. Il Santo disse loro di non avere paura, così questi accettarono e per miracolo riuscirono ad oltrepassare il fiume. In seguito in questo luogo fu edificata una chiesa in suo onore.

da Wikipedia: Chiesa di San Frediano in Cestello, posta nell'omonima piazza

La prima Chiesa di San Frediano, ora scomparsa
La prima chiesa dedicata al Santo si trovava in piazza San Friano (l’attuale piazza del Carmine), a sinistra entrando da Borgo San Frediano, venendosi così a trovare al di fuori della cerchia muraria; nel 1284, con l’ampliamento della città dell’architetto Arnolfo di Lapo, la chiesa sarebbe dovuta rientrare nel perimetro cittadino, ma l’assedio di Arrigo VII fece ritardare i lavori delle mura che furono completate 50 anni dopo. Nella veduta del 1550

mercoledì 8 aprile 2015

La chiesa di Santa Maria del Carmine



La costruzione
Dedicata alla Beata Vergine del Carmelo, l’antica chiesa fu iniziata nel 1268 come parte del convento carmelitano. L’ordine religioso arrivò a Firenze intorno al 1260 e nel 1267 ricevette da Avegnene Vernaccia nelle mani di Frate Matteo, priore provinciale dei Carmelitani, 300 fiorini e 6 staia del terreno posto nella Parrocchia di San Frediano e una casa: il dono era, infatti, il lascito testamentario del marito della donna, Cione Tifa di Ranieri Vernaccia, probabilmente come pagamento di indulgenza.
Sabato 30 giugno 1268 fu benedetta la prima pietra della costruzione, «que edifucatur ad honorem beate Virginis Marie de monte Carmeli in parrochia ecclesie sancti Fridiani extra  muros civitatis iuxta ipsos muros» (Indizione 11a, documento del Convento del Carmine, Archivio di Stato di Firenze, Fondo Diplomatico, Conventi soppressi, 113).
La realizzazione dell’attuale basilica è il risultato di molti interventi che ebbero luogo nei secoli successivi. Fra il 1328 e il 1330 il comune concesse l’uso del terreno adiacente la quinta cerchia di mura, prima la parte che andava da via Sitorno (ora via della Chiesa) alla porta del Carmine e poi quella fino alla porta vecchia di San Frediano. La vendita del terreno  fu fatta ad un costo piuttosto basso data la scarsa possibilità economica dei frati: da alcuni documenti sappiamo che in quel periodo non erano ancora iniziati i lavori per la croce e che fino al 1390 non esisteva alcuna cappella. Nel 1422 Amerigo Corsini, primo arcivescovo della città, su domanda di Francesco Tommaso Soderini, consacrò la chiesa, benché non fosse ancora «ridotta alla totale perfezione».

giovedì 2 aprile 2015

Lo scoppio del Carro e le pietre del Santo Sepolcro



Leggenda e verità di un'antica tradizione fiorentina

Più o meno tutti, anche quelli che non sono fiorentini, conoscono lo Scoppio del Carro, la tradizionale manifestazione fatta davanti al sagrato del Duomo per il giorno di Pasqua, in cui una colombina, partendo dall'altare della Basilica, spinta da un po' di polvere da sparo, arriva al carro accendendolo e dando avvio ad uno spettacolo pirotecnico, per poi tornare da dove era partita: si dice che se il "viaggio" è senza intoppi il raccolto per quell'anno sarà buono, al contrario, se è interrotto e si ferma, ci sarà magra.
Non ci si deve meravigliare che queste cerimonie abbiamo una valenza sociale legata all'agricoltura, il raccolto era una degli aspetti più importanti della vita, anche nel non tanto lontano passato, e da esso dipendeva il prosieguo della società, così le popolazioni cercavano di ingraziarsi Madre Natura e di prevedere cosa sarebbe accaduto.
Ma da dove nasce questa tradizione? La leggenda racconta che Pazzino de' Pazzi, reduce della Prima Crociata in Terra Santa, fosse tornato con le pietre del Santo Sepolcro e che per festeggiarlo vista la sua impresa leggendaria, i fiorentini avessero costruito per lui un carro su cui trasportarlo in trionfo per la città. All'epoca degli eventi, si raccontava infatti che l'uomo, sotto la guida di Goffredo da Buglione, fosse stato a capo di un folto contingente fiorentino e che fosse stato il primo ad entrare a Gerusalemme issandovi il vessillo crociato. Per questa sua azione Goffredo gli avrebbe conferito la «corona murale», un aureo riconoscimento di origine romana che spettava a colui che per primo aveva varcato le mura nemiche, il diritto di fregiarsi del proprio stemma (ossia cinque croci e due delfini in campo azzurro) e tre piccole pietre appartenenti al Santo Sepolcro.

giovedì 12 marzo 2015

Gli interventi di Giuseppe Poggi per Firenze Capitale d’Italia, la difesa del patrimonio artistico attraverso l’operato dell’architetto Corinto Corinti, il ruolo delle Soprintendenze



Alla fine del XIX secolo, con la proclamazione a Capitale d'Italia, ebbe inizio a Firenze la cosiddetta fase di "risanamento", una grandiosa operazione urbanistica ad opera dello stesso Comune che trasformò letteralmente il volto della città, a spese, purtroppo, del patrimonio artistico, culturale e ambientale.


All'inizio l'intervento di bonifica doveva interessare solo la zona del Mercato Vecchio, rimasta abbandonata con la costruzione dell'attuale Mercato Centrale, e il ghetto ebraico, nel quale ormai però gli ebrei non abitavano più dai tempi dei Lorena e che si trovava in condizioni fatiscenti. Si trattava della zona del centro storico, compreso tra le vie Roma, Calimala, Monalda, Porta Rossa, piazza Strozzi e le vie de' Pescioni e de' Cerretani: l'isolato, un esempio di altissimo valore ambientale esempio di urbanizzazione medievale, si presentava però all'epoca assai degradato e difficilmente vivibile sotto l'aspetto umano e sociale e non mancano, a ragione di ciò, testimonianze dell’epoca in cui viene ben descritta la situazione disagiata in cui si trovava l’area. Oggi raccolti nel libro "Firenze sotterranea", gli importantissimi articoli di Giulio Piccini giornalista de La Nazione conosciuto con lo pseudonimo di Jarro, denunciano lo stato di totale abbandono e degrado di molte zone della nostra città ed i continui atti di delinquenza subìti dagli abitanti: « Chi crederebbe che entro Firenze, città molle e vezzosa che ha per tutto levato grida di miti e dolci costumi, è una Firenze dove stanno in combutta il sicario e il ladro, l’assassino negli intervalli in cui esce dalle galere, e il lenone, il baruffino abietto e atroce; chi crederebbe che v’è una Firenze, dove le catapecchie si ammucchiano e fanno da sé un’orrenda città?».