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giovedì 3 gennaio 2019

Ponte Rubaconte (oggi alle Grazie)


A Firenze viene presentata sempre la bellezza del “Ponte Vecchio”, soprattutto noto per i negozi di gioielleria subentrati negli antichi negozi dei “beccai” e, che nella sua pubblicità viene presentato come il monumento rappresentativo di essa; è anche vero che per molto tempo questo è stato l’unica unione fra le due sponde del fiume Arno, costruito in prossimità dell’antico Ponte Romano, ma anche un altro dei quattro ponti esistenti non aveva niente da invidiare a questo, e si dovrebbe menzionare (anche se l’originale venne distrutto dai tedeschi in ritirata) sia per la sua struttura e per la sua storia: il “Ponte Rubaconte o alle Grazie” che sopra le sue “Pile” si trovavano delle costruzioni religiose.

Il Ponte Rubaconte

Secondo il Villani e Scipione Ammirato, il ponte venne costruito nel 1136, su disegno di Lapo, ed in origine non possedeva le poche arcate come è stato ricostruito dopo la guerra, ma con ben nove archi, due dei quali, già al tempo che il Richa ci narra, erano stati eliminati e quindi ridotti a sette, per l’ampliamento della città, e sul lato di mezzogiorno dalla parte del Palazzo dei del Nero sotto questa costruzione, questi archi fecero parte della loro cantina e, proprio riguardo a queste “pile”, il Vasari le racconta

mercoledì 11 ottobre 2017

Templari Monaci Guerrieri

Dalle Crociate alla Firenze medievale. Storia e architettura di un Ordine monastico

Il programma delle nostre prossime conferenze alla Biblioteca Filippo Buonarroti


venerdì 1 luglio 2016

Palazzo Vecchio

Nel 1299 fu iniziata, a Firenze, la costruzione, su progetto di Arnolfo di Cambio, di un edificio per la magistratura fiorentina sulle rovine del Palazzo dei Fanti e del palazzo dell’Esecutore di Giustizia appartenuto in precedenza alla famiglia di fede ghibellina degli Uberti, cacciati da Firenze nel 1266 per questioni politiche. Oggi sopra di esso svetta il prolungamento di una torre già esistente, inglobata nel palazzo e base della cosiddetta “Torre di Arnolfo”, quest’ultima costruita nel 1310 circa: la torre apparteneva alla famiglia dei Foraboschi, denominata dai fiorentini “della Vacca” per la grossa campana che si ergeva sopra (da notare che anche la strada che congiunge via Por Santa Maria a piazza della Signoria si chiama ancora via Vacchereccia) ed è ancora riconoscibile dalle finestre murate; la sua altezza è di m. 94 dalla base  ed al suo interno si trova una stanzina chiamata “alberghetto”, il luogo che  tra gli altri vennero tenuti prigionieri Cosimo il Vecchio nel 1433, prima di essere esiliato e Girolamo Savonarola prima di essere giustiziato il 23 maggio del 1498.

Da Wikipedia: Palazzo Vecchio

Nella cella campanaria di questa torre sono attaccate tre campane: la più grande è la campana dei rintocchi, la campana di mezzogiorno e la Martinella, suonata per chiamare i fiorentini ad adunarsi nel caso di bisogno: fu suonata per far insorgere il popolo anche l’11 agosto del 1944 per liberarla dalle truppe nazi-fasciste ed anche come commemorazione dell’evento, cinquant’anni dopo.
Dopo la morte di Arnolfo di Cambio nel 1302, la costruzione (che in futuro avrebbe avuto altre modifiche anche in espansione) fu continuata da altri due maestri nel 1314 i quali la terminarono nel 1315, portando così a termine

giovedì 2 aprile 2015

Lo scoppio del Carro e le pietre del Santo Sepolcro



Leggenda e verità di un'antica tradizione fiorentina

Più o meno tutti, anche quelli che non sono fiorentini, conoscono lo Scoppio del Carro, la tradizionale manifestazione fatta davanti al sagrato del Duomo per il giorno di Pasqua, in cui una colombina, partendo dall'altare della Basilica, spinta da un po' di polvere da sparo, arriva al carro accendendolo e dando avvio ad uno spettacolo pirotecnico, per poi tornare da dove era partita: si dice che se il "viaggio" è senza intoppi il raccolto per quell'anno sarà buono, al contrario, se è interrotto e si ferma, ci sarà magra.
Non ci si deve meravigliare che queste cerimonie abbiamo una valenza sociale legata all'agricoltura, il raccolto era una degli aspetti più importanti della vita, anche nel non tanto lontano passato, e da esso dipendeva il prosieguo della società, così le popolazioni cercavano di ingraziarsi Madre Natura e di prevedere cosa sarebbe accaduto.
Ma da dove nasce questa tradizione? La leggenda racconta che Pazzino de' Pazzi, reduce della Prima Crociata in Terra Santa, fosse tornato con le pietre del Santo Sepolcro e che per festeggiarlo vista la sua impresa leggendaria, i fiorentini avessero costruito per lui un carro su cui trasportarlo in trionfo per la città. All'epoca degli eventi, si raccontava infatti che l'uomo, sotto la guida di Goffredo da Buglione, fosse stato a capo di un folto contingente fiorentino e che fosse stato il primo ad entrare a Gerusalemme issandovi il vessillo crociato. Per questa sua azione Goffredo gli avrebbe conferito la «corona murale», un aureo riconoscimento di origine romana che spettava a colui che per primo aveva varcato le mura nemiche, il diritto di fregiarsi del proprio stemma (ossia cinque croci e due delfini in campo azzurro) e tre piccole pietre appartenenti al Santo Sepolcro.

martedì 25 settembre 2012

Mostra Firenze delle Torri




Dal 29 settembre al 7 ottobre sarà allestita alla Limoniaia di Villa Vogel la mostra "Firenze delle Torri", ideata e curata dal Gruppo Archeologico Fiorentino, un'associazione onlus del DopoLavoro Ferroviario.
L'esposizione, costituita da 32 grandi pannelli descrittivi e fotografici, analizza e ricostruisce le torri della città medievale, nate per scopi difensivi, ma diventate anche simbolo del potere della famiglia a cui appartenevano.

L'evento, ad ingresso gratuito, avrà il seguente orario: tutti i giorni dalle 15 alle 18, sabato e domenica anche dalle 10 alle 12.

lunedì 28 maggio 2012

L’Ippodromo della Firenze Romana ed il Palio dei Cocchi a Santa Maria Novella

La quasi totalità delle guide e i libri più o meno divulgativi su Firenze non parlano o dubitano dell’esistenza di un ippodromo nella nostra città durante l’Impero Romano, invece c’era, e forse saperlo è una sorpresa anche per molti fiorentini.
L’esistenza dell’ippodromo dell’antica Firenze è connessa a quella del Palio dei Cocchi.
Il Palio dei Cocchi venne istituito per volontà del Granduca Cosimo I de’ Medici nel 1563, che volle resuscitare in Firenze le gare che disputavano gli antichi romani nel Circo Massimo. La rievocazione si svolgeva nella Piazza Santa Maria Novella, dove vennero drizzati i due obelischi poggianti su tartarughe di bronzo modellate dal Giambologna e terminanti col giglio di Firenze. I quattro cocchi che disputavano il Palio, trainati da due cavalli, avevano la foggia dei carri romani da guerra. Gli aurighi guidavano dritti, in piedi, vestiti coi colori dei quartieri fiorentini.
trebbio
Trebbio, Santa Maria Novella
Non fu a caso che i Medici scelsero per questa rievocazione la piazza di S.Maria Novella: