lunedì 28 maggio 2012

L’Ippodromo della Firenze Romana ed il Palio dei Cocchi a Santa Maria Novella

La quasi totalità delle guide e i libri più o meno divulgativi su Firenze non parlano o dubitano dell’esistenza di un ippodromo nella nostra città durante l’Impero Romano, invece c’era, e forse saperlo è una sorpresa anche per molti fiorentini.
L’esistenza dell’ippodromo dell’antica Firenze è connessa a quella del Palio dei Cocchi.
Il Palio dei Cocchi venne istituito per volontà del Granduca Cosimo I de’ Medici nel 1563, che volle resuscitare in Firenze le gare che disputavano gli antichi romani nel Circo Massimo. La rievocazione si svolgeva nella Piazza Santa Maria Novella, dove vennero drizzati i due obelischi poggianti su tartarughe di bronzo modellate dal Giambologna e terminanti col giglio di Firenze. I quattro cocchi che disputavano il Palio, trainati da due cavalli, avevano la foggia dei carri romani da guerra. Gli aurighi guidavano dritti, in piedi, vestiti coi colori dei quartieri fiorentini.
trebbio
Trebbio, Santa Maria Novella
Non fu a caso che i Medici scelsero per questa rievocazione la piazza di S.Maria Novella:

mercoledì 23 maggio 2012

The Templars, the Crusades and the social relations with Islamism



After the Thousand year an ideological split divided the Mediterranean world between Islam and Christianity. During the period of the Arab presence in Sicily and Spain economic and cultural relations were intences  between this two civilizations.
The Arabs conveied to the western world techniques, tastes, artistic forms, scientific ideas, which had greatly enriched the cultural baggage of European populations. However these contacts between cultures were accompanied by a rigid ideological closure: Christians considered Muslims as “infidels”; on the contrary for Muslims “infidels” were the Christians.
The Concil held in Narbonne in 1054 proclaimed: no Christians kill another Christian, because he who kills a Christian sheds the blood of Christ. Distracted by men and by the evangelized world, violence would be directed against the infidels and for Christian infidels were above all Muslims.
The “peregrinationes”, later called Crusades were great military expeditions that moved from West to the East in order to liberate Jerusalem and the Holy Land from Muslim rule. In the Middle Ages  many Christians driven by religious fervor, made long journeys to visit the Holy Sepulchre and Jerusalem.

mercoledì 16 maggio 2012

The Cult of Isis in ancient Fiesole


Many myths are linked with the name of Egyptian goddess Isis; she was the wife of Osiris, she composed the god’s remains when he was killed and she was the mather of Horo. She was also assimilated with the goddess Hathor, the star Sirius and in Ptolomaic times, when Osiris became Dionysus, she became Demeter. The cult celebrate motherhood and life, the wisdom and justice.
Her cult was also brought to Rome during Caligola’s reign (37-41 A.D.) and there it became very popular in spite of the opposition of the Senate.
The penetration of cult in Florence and Fiesole was due to veterans of roman army came back from oriental campaigns at the beginning of II century.
In the first time the Isis religion devoloped in Italy assume a voluptuary form and was followed by prostitutes, but when arrived in Fiesole it was already more chasten. The cult rapidly spread all over the Roman Empire, so that we could even consider it to be the first universal religion. The area around File in Egypt was the last bulwark of heathenism against Christianity but even there eventually the temples dedicated to Isis were, for the most part, transformed into Coptic churches.
Few people know that the cult of Isis in Roman dominated Fiesole (which consequently had to worship the same gods) became very popular and there was even a temple dedicated to the goddess of the Nile, built in the II century A.D., halfway up the Acropolis hillside of San Francesco.

domenica 13 maggio 2012

I primi tentantivi di unificazione d’Italia nei secoli bui (888-962 d.c.) (3a parte)

il Regno Italico di Arduino d’Ivrea


di Enio Luigi Pecchioni
L’ultimo tentativo per un Regno d’Italia indipendente fu quello di Arduino d’Ivrea (955-1015), proclamato re dai grandi feudatari italiani, malcontenti della potenza a cui erano giunti i vescovi, divenuti conti delle città.
Egli lottò contro l’imperatore di Germania Enrico II; ma abbandonato da tutti, si ritirò nel monastero di Fruttuaria (San Benigno Canavese), ove morì. Il dominio di quest’ultimo segnò la scomparsa del regno feudale indipendente in Italia, il quale ormai cadeva sotto il dominio delle varie dinastie tedesche. Ma ripercoriamone la storia.


Arduino d’Ivrea, apparteneva ad una famiglia longobarda calata in Italia al momento dell’invasione. Figlio di Dadone, conte di Pombia e di una figlia di Arduino III Glabrione conte di Torino, succedette al cugino Corrado Conone nel governo della marca d’Ivrea nel 989. Sposò Berta di Borgogna e venne elevato a marchese da Berengario II (con questa investitura, Berengario cercò di assicurarsene la fedeltà e l’aiuto per l’ascesa alla corona d’Italia).

mercoledì 9 maggio 2012

I primi tentantivi di unificazione d’Italia nei secoli bui (888-962 d.c.) (2a parte)

Da Guido di Spoleto a Berengario II, gli anni bui del Regno Italico

Seconda parte di Enio Luigi Pecchioni
[...]
Anche Adalberto d’Ivrea morì ed Ermengarda prese in mano le redini del marchesato. Berta si precipitò da lei, e piena d’ira redarguì la figlia che aveva preferito Rodolfo anziché prodigarsi per porre la corona sul capo del fratellastro Ugo di Provenza. Ermengarda si rese conto subito che era meglio avere come re un fratello del quale era stata pure l’amante, piuttosto di un amante che con lei non aveva saltuariamente altro legame oltre il letto. Usando il suo corpo e la furbizia, convinse i pavesi a mutare atteggiamento con Rodolfo ed ebbe con lo stesso un incontro notturno dove riuscì a persuaderlo a ritornarsene in Borgogna per suo amore e per avere salva la vita.
Infatti in quello stesso 924 Rodolfo trovò un accordo con Ugo per combattere gli Ungari che erano penetrati in Provenza ed insieme ricacciarli al di là del Rodano. Nello stesso anno però, mentre Rodolfo si trovava in Borgogna, l’Italia fu attaccata dagli stessi predoni, che devastarono la Lombardia e incendiarono Pavia; allora, nel corso del 925, Ermengarda si unì al proprio fratello Guido di Toscana e all’arcivescovo di Milano Lamperto, ed insieme si ribellarono a Rodolfo che aveva lasciato l’Italia in balia dei discendenti degli Unni. Gli stessi, in accordo con la nobiltà offrirono il trono ad Ugo, che l’accettò. Sbarcato a Luni proveniente dalla Provenza, il 9 luglio 926, Ugo fu incoronato a Pavia, dopo che Rodolfo, senza riuscirci, aveva tentato di rientrare in Italia.
Dopo i rovesci subiti da Ugo, (tra cui un nuovo attacco degli Ungari ed una ribellione di Pavia, del 931), i nobili italiani si recarono in Borgogna per richiamare Rodolfo in Italia, ma, nel 933, Ugo di Arles, al fine di chiudere la disputa, consegnò a Rodolfo, tutti i territori che aveva posseduto in Provenza (tutte le terre che aveva in Gallia prima di salire sul trono d’Italia), al patto che egli non rimettesse più piede nella penisola.


Ritornando leggermente indietro nel tempo, merita ricordare qualcosa di quanto succedeva a Roma.

sabato 5 maggio 2012

I primi tentantivi di unificazione d’Italia nei secoli bui (888-962 d.c.) (prima parte: Berengario del Friuli)


di Enio Luigi Pecchioni
Il Regno Italico appare già citato alla fine del secolo V, sotto Odoacre, ed è poi menzionato da tutti i sovrani che si impadronirono della Penisola. Ha però veste ufficiale soprattutto da Berengario I al nipote Berengario II. Esso comprendeva parte dell’Italia Settentrionale, parte della Tuscia sino al territorio della Chiesa. Il regno attraversò un periodo storico d’anarchia feudale che cessò con la vittoria dell’imperatore Ottone I su Berengario II.
Il successivo tentativo d’unificazione di Arduino di Ivrea non ebbe seguito; il Regno Italico fu smembrato ed inserito nell’Impero, mentre Pavia, dopo la distruzione del Palazzo Reale, nel 1024, cessava di avere quell’importanza che le era derivata dall’essere stata per un lungo periodo la capitale del regno.

Quando Pipino, figlio di Carlo Magno, che per primo cinse la corona del regno d’Italia (781) calò nella tomba, esso passò a Bernardo che fu in seguito spodestato da Luigi il Pio. A quest’ultimo successe Lotario.
Nell’854 fu incoronato Re d’Italia Luigi II. Nell’875 sul trono di Pavia salì Carlo il Calvo, nell’877 Carlomanno e nell’879 Carlo il Grosso, con cui, ingloriosamente, la dinastia carolingia s’estinse.
L’Italia si trovò allora in preda all’anarchia e in balia delle grandi casate feudali del Friuli e di Ivrea (Arduini, Aleramici, Obertenghi), di Spoleto e di Toscana, alle quali i Re Longobardi e i Re Franchi l’avevano distribuita.