Leggenda e verità di un'antica tradizione fiorentina
Più o meno tutti, anche quelli
che non sono fiorentini, conoscono lo Scoppio del Carro, la tradizionale
manifestazione fatta davanti al sagrato del Duomo per il giorno di Pasqua, in
cui una colombina, partendo dall'altare della Basilica, spinta da un po' di
polvere da sparo, arriva al carro accendendolo e dando avvio ad uno spettacolo
pirotecnico, per poi tornare da dove era partita: si dice che se il "viaggio"
è senza intoppi il raccolto per quell'anno sarà buono, al contrario, se è
interrotto e si ferma, ci sarà magra.
Non ci si deve meravigliare che
queste cerimonie abbiamo una valenza sociale legata all'agricoltura, il
raccolto era una degli aspetti più importanti della vita, anche nel non tanto
lontano passato, e da esso dipendeva il prosieguo della società, così le
popolazioni cercavano di ingraziarsi Madre Natura e di prevedere cosa sarebbe
accaduto.
Ma da dove nasce questa tradizione?
La leggenda racconta che Pazzino de' Pazzi, reduce della Prima Crociata in
Terra Santa, fosse tornato con le pietre del Santo Sepolcro e che per
festeggiarlo vista la sua impresa leggendaria, i fiorentini avessero costruito
per lui un carro su cui trasportarlo in trionfo per la città. All'epoca degli
eventi, si raccontava infatti che l'uomo, sotto la guida di Goffredo da
Buglione, fosse stato a capo di un folto contingente fiorentino e che fosse
stato il primo ad entrare a Gerusalemme issandovi il vessillo crociato. Per
questa sua azione Goffredo gli avrebbe conferito la «corona murale», un aureo
riconoscimento di origine romana che spettava a colui che per primo aveva
varcato le mura nemiche, il diritto di fregiarsi del proprio stemma (ossia
cinque croci e due delfini in campo azzurro) e tre piccole pietre appartenenti
al Santo Sepolcro.