mercoledì 8 aprile 2015

La chiesa di Santa Maria del Carmine



La costruzione
Dedicata alla Beata Vergine del Carmelo, l’antica chiesa fu iniziata nel 1268 come parte del convento carmelitano. L’ordine religioso arrivò a Firenze intorno al 1260 e nel 1267 ricevette da Avegnene Vernaccia nelle mani di Frate Matteo, priore provinciale dei Carmelitani, 300 fiorini e 6 staia del terreno posto nella Parrocchia di San Frediano e una casa: il dono era, infatti, il lascito testamentario del marito della donna, Cione Tifa di Ranieri Vernaccia, probabilmente come pagamento di indulgenza.
Sabato 30 giugno 1268 fu benedetta la prima pietra della costruzione, «que edifucatur ad honorem beate Virginis Marie de monte Carmeli in parrochia ecclesie sancti Fridiani extra  muros civitatis iuxta ipsos muros» (Indizione 11a, documento del Convento del Carmine, Archivio di Stato di Firenze, Fondo Diplomatico, Conventi soppressi, 113).
La realizzazione dell’attuale basilica è il risultato di molti interventi che ebbero luogo nei secoli successivi. Fra il 1328 e il 1330 il comune concesse l’uso del terreno adiacente la quinta cerchia di mura, prima la parte che andava da via Sitorno (ora via della Chiesa) alla porta del Carmine e poi quella fino alla porta vecchia di San Frediano. La vendita del terreno  fu fatta ad un costo piuttosto basso data la scarsa possibilità economica dei frati: da alcuni documenti sappiamo che in quel periodo non erano ancora iniziati i lavori per la croce e che fino al 1390 non esisteva alcuna cappella. Nel 1422 Amerigo Corsini, primo arcivescovo della città, su domanda di Francesco Tommaso Soderini, consacrò la chiesa, benché non fosse ancora «ridotta alla totale perfezione».

giovedì 2 aprile 2015

Lo scoppio del Carro e le pietre del Santo Sepolcro



Leggenda e verità di un'antica tradizione fiorentina

Più o meno tutti, anche quelli che non sono fiorentini, conoscono lo Scoppio del Carro, la tradizionale manifestazione fatta davanti al sagrato del Duomo per il giorno di Pasqua, in cui una colombina, partendo dall'altare della Basilica, spinta da un po' di polvere da sparo, arriva al carro accendendolo e dando avvio ad uno spettacolo pirotecnico, per poi tornare da dove era partita: si dice che se il "viaggio" è senza intoppi il raccolto per quell'anno sarà buono, al contrario, se è interrotto e si ferma, ci sarà magra.
Non ci si deve meravigliare che queste cerimonie abbiamo una valenza sociale legata all'agricoltura, il raccolto era una degli aspetti più importanti della vita, anche nel non tanto lontano passato, e da esso dipendeva il prosieguo della società, così le popolazioni cercavano di ingraziarsi Madre Natura e di prevedere cosa sarebbe accaduto.
Ma da dove nasce questa tradizione? La leggenda racconta che Pazzino de' Pazzi, reduce della Prima Crociata in Terra Santa, fosse tornato con le pietre del Santo Sepolcro e che per festeggiarlo vista la sua impresa leggendaria, i fiorentini avessero costruito per lui un carro su cui trasportarlo in trionfo per la città. All'epoca degli eventi, si raccontava infatti che l'uomo, sotto la guida di Goffredo da Buglione, fosse stato a capo di un folto contingente fiorentino e che fosse stato il primo ad entrare a Gerusalemme issandovi il vessillo crociato. Per questa sua azione Goffredo gli avrebbe conferito la «corona murale», un aureo riconoscimento di origine romana che spettava a colui che per primo aveva varcato le mura nemiche, il diritto di fregiarsi del proprio stemma (ossia cinque croci e due delfini in campo azzurro) e tre piccole pietre appartenenti al Santo Sepolcro.

lunedì 23 marzo 2015

I Macchiaioli



In un locale situato in via Larga (l’attuale via Cavour, 21) si trovava il Caffé Michelangelo, un luogo in cui gli artisti dell’800 si riunivano per discutere d’arte e di politica, quest’ultimo argomento assai diffuso fra gli intellettuali, vista la situazione italiana; e, proprio in quei locali un gruppo di artisti, intorno al critico Diego Martelli decisero di creare una corrente pittorica che uscisse dagli schemi tradizionali, in netta contrapposizione al Romanticismo, al Neoclassicismo e al Purismo Accademico, provocando così una certa diffidenza da parte dell’Accademia di San Marco diretta da Bezzuoli, chiusa negli schemi scolastici e didattici dell’arte. Si trattava infatti di una «rivoluzione di notevole portata per le sorti dell’arte moderna, e per il dialogo proprio in quegli anni intrapreso fra gli italiani, pertinacemente ancorati al primato del disegno, e gli artisti delle metropoli europee, portati invece all’esperimento e alla libera espressione dell’incalzante progresso sociale e dall’irrequieta palestra» (Carlo Sisi, Presentazione, in Silvia Bietoletti, I Macchiaioli. La storia. Gli artisti. Le opere, Firenze, Giunti, 2005, p. 7)

Telemaco Signorini, Mercato Vecchio (Firenze), bozzetto

I membri del gruppo erano dieci e tutti operanti a Firenze: Serafino De’ Tivoli di Livorno, Cristiano Banti di Santa Croce sull’Arno, Vito d’Ancona di Pesaro, Giovanni Fattori di Livorno, Vincenzo Cabianca di Verona, Giuseppe Abbati di Venezia, Odoardo Borrani,

giovedì 12 marzo 2015

Gli interventi di Giuseppe Poggi per Firenze Capitale d’Italia, la difesa del patrimonio artistico attraverso l’operato dell’architetto Corinto Corinti, il ruolo delle Soprintendenze



Alla fine del XIX secolo, con la proclamazione a Capitale d'Italia, ebbe inizio a Firenze la cosiddetta fase di "risanamento", una grandiosa operazione urbanistica ad opera dello stesso Comune che trasformò letteralmente il volto della città, a spese, purtroppo, del patrimonio artistico, culturale e ambientale.


All'inizio l'intervento di bonifica doveva interessare solo la zona del Mercato Vecchio, rimasta abbandonata con la costruzione dell'attuale Mercato Centrale, e il ghetto ebraico, nel quale ormai però gli ebrei non abitavano più dai tempi dei Lorena e che si trovava in condizioni fatiscenti. Si trattava della zona del centro storico, compreso tra le vie Roma, Calimala, Monalda, Porta Rossa, piazza Strozzi e le vie de' Pescioni e de' Cerretani: l'isolato, un esempio di altissimo valore ambientale esempio di urbanizzazione medievale, si presentava però all'epoca assai degradato e difficilmente vivibile sotto l'aspetto umano e sociale e non mancano, a ragione di ciò, testimonianze dell’epoca in cui viene ben descritta la situazione disagiata in cui si trovava l’area. Oggi raccolti nel libro "Firenze sotterranea", gli importantissimi articoli di Giulio Piccini giornalista de La Nazione conosciuto con lo pseudonimo di Jarro, denunciano lo stato di totale abbandono e degrado di molte zone della nostra città ed i continui atti di delinquenza subìti dagli abitanti: « Chi crederebbe che entro Firenze, città molle e vezzosa che ha per tutto levato grida di miti e dolci costumi, è una Firenze dove stanno in combutta il sicario e il ladro, l’assassino negli intervalli in cui esce dalle galere, e il lenone, il baruffino abietto e atroce; chi crederebbe che v’è una Firenze, dove le catapecchie si ammucchiano e fanno da sé un’orrenda città?».

venerdì 28 marzo 2014

A tavola con la Storia

Per gli amanti della buona cucina che sono curiosi di sapere le origini di quello che mangiano dal 29 marzo al 13 aprile allo Spazio Eventi del Centro Commerciale di Ponte a Greve è aperta la nostra mostra "A tavola con la Storia. Alimentazione antica e tradizionale in Toscana", allestita in collaborazione con la Sezione Soci Coop di Firenze Sud-Ovest e il Centro Commerciale stesso.
L'evento in questione propone esposto in 20 pannelli descrittivi e fotografici e attraverso oggetti, alcuni dei quali ricostruiti, di uso quotiano esposti nelle vetrine, una lettura storica e culturale della cucina nel corso dei secoli, senza però trascurare gli aspetti più strettamente archeologici e quelli tradizionali, come la superstizione e le stesse ricette che spesso vengono tramandate di generazione in generazione.

giovedì 26 settembre 2013

Sepino Altilia (da un nostro socio)

Venuta alla luce a partire dalla metà del secolo scorso durante scavi archeologici, la città di Seapinum Altilia, prende nome dall'osco Saepo, recinto, per la vendita di mercanzie e animali.
Tipica città romana a pianta quadrata, seppur nel tempo ampliata, ancora oggi conserva e sono ben visibili molti dei suoi monumenti.


 
Strada romana e in fondo una della quattro porte di accesso alla città


mercoledì 23 gennaio 2013

Mostra FIRENZE ROMANA

Da sabato 26 gennaio (giorno dell'inaugurazione) a sabato 2 febbraio allo spazio eventi del Centro Commerciale di Ponte a Greve sarà allestista la "Firenze Romana", mostra descrittiva e fotografica curata dal Gruppo Archeologico Fiorentino in collaborazione con la Sezione Soci Firenze Sud-Ovest e il Centro Commerciale stesso, con un particolare riferimento all'area di San Lorenzo a Greve. L'evento, che segue un precedente del 2004 della Soprintedenza per i Beni Archeologici per la Toscana, pone l'accento sulla storia della colonia romana e ricostruisce lo sviluppo della città fino agli inizi del Medioevo. Nelle vetrine saranno anche esposti riproduzioni di oggetti usati all'epoca, ricostruzioni di scene e fotografie originali e in 3D. 
Orario: lun.-ven. 15-30-18.30; sab. e dom. 10-12 e 15.30-18.30.