venerdì 27 maggio 2016

L'Orto di San Michele

Prima di OrSanMichele


Chi passando accanto alla splendida chiesa di Orsanmichele e guardando la sua imponenza, le statue di arti e personaggi che la circondano, non si è mai domandato cosa c’era in quel posto prima che venisse costruita?

Da Wikipedia: vista dall'alto della chiesa di OrSanMichele
Al posto di quell’edificio, realizzato nel 750, circa si trovavano la chiesa di San Michele in Orto ed un convento costruiti dai Longobardi assieme ad un’altra chiesa, quella di San Michele Bertelde o Bertilde (probabilmente dal nome della fondatrice), entrambe proprietà del convento longobardo di Nonantola vicino Modena. Questi locali dal IX secolo li troviamo occupati da sei suore che dovevano essere obbligatoriamente di origine longobarda, la cui direttrice era eletta direttamente dall’Abate di Nonantola, e di queste abbiamo un solo nome, Alda, eletta Madre Badessa dall’Abate Leopoldo il 10 novembre 853.
L’attività di queste suore consisteva nella lavorazione tessile, di cui erano direttrici e soprintendenti al lavoro che veniva svolto sia fuori che dentro
il convento da alcune serve: L’Abate di Nonantola aveva imposto loro di fabbricargli cinque pezze di stoffa ogni anno con lana che faceva loro recapitare direttamente a Firenze; un altro obbligo loro imposto consisteva nell’accoglienza dodici “fantesche” provenienti da Modena per lavorare da loro e provvedere alla confezionatura di abiti sia di tela che di lana per i monaci modenesi.
Queste serve del convento erano comunemente chiamate le “zoccolanti”, perché calzavano ai piedi degli zoccoli di legno a differenza delle suore che portavano sandali di cuoio, e la cuffia al posto del velo; nel loro, così per dire, tempo libero si dovevano occupare dell’orto, posto vicino al convento per le necessità del medesimo, e quello che avanzava dalla cucina veniva distribuito ai poveri.
La tessitura e la confezionatura degli abiti per i frati privilegiava il lavoro fiorentino, e ci fa presupporre che questo fosse migliore di quello eseguito negli altri conventi posti sotto il patronato di Nonantola.

Fabio Borbottoni, Veduta antica di OrSanMichele
Il variare della situazione politica italiana, fece si che suore e zoccolanti modenesi non arrivassero più nel convento fiorentino, tanto che il governo di Firenze nel 1240 decise di demolire sia il convento che la chiesa essendo ormai vuoti, ed il suo spazio fu utilizzato per il mercato del grano, dove venne costruita  da Lapo padre di Arnolfo una loggia bassa e stretta  su pilastri di mattoni e da sei colonne in pietra, con un tetto in legno a grondaia sporgente per potersi riparare dalla pioggia. Nel 1337 il Comune prese definitivamente possesso del terreno ed anche del cimitero ove erano sepolte le suore longobarde e le zoccolanti.
Questo luogo divenne, in poco tempo, l’unico mercato del grano, riconosciuto dalle autorità cittadine che già, nel 1325, a causa dell’aumento della popolazione, aveva stabilito che cereali, olio, erbaggi, cacio e bestiame da macello dal contado dovevano convogliare a Firenze e chi ostacolava il rifornimento sarebbe stato messo a morte. Altro frumento arrivava dall’aretino, dalle Romane, dal Regno di Napoli, dalla Puglia, da Tunisi e dalla Provenza e per questo commercio venivano usati i porti di Pisa e Genova, ma a causa dei non sempre buoni rapporti con queste città si usarono spesso quelli di Telamone, Motrone e Pietrasanta.
Intorno al granaio di Orsanmichele, gia dalla fine del XIII secolo, dato l’afflusso degli affari che vi si svolgevano, erano state aperte venti banche di cambio ed il Comune aveva affittato dei locali per la “pesa dei fiorini d’oro”, mentre all’interno della loggia si trovava una pesa pubblica per le granaglie.
Per il mantenimento dell’ordine fu istituito la magistratura de “I Sei del Biado”, residenti, già nel XII secolo in una casa della famiglia dei Cerchi, essi erano sempre assistiti da un “Notaio” avente a disposizione molte spie oltre a sei “Nunzi”, distinguibili per il cappello bianco e per le lunghe mazze adorne di spighe gialle.
Per poter appartenere ai Sei del Biado, si doveva essere popolani di fede Guelfa e non appartenere a nessuna delle Arti che aveva in qualche modo a che fare con l’alimentazione, con l’incarico di vigilare sui “dirigenti” della loggia, sui loro dipendenti, i “gastaldi”, e sui pesatori ufficiali delle farine e cereali.

Da Wikipedia: buca per le granaglie
La magistratura era a sua volta assistita dal “Giudice del Biado”, che aveva con sé vari “Notai” e quattro “Sbirri”. Il “Collegio del Biado” regolava l’importazione del grano, segala, miglio, fagioli, altri erbaggi, vino e olio; questi magistrati restavano in carica sei tre o anche due mesi ed al termine del mandato venivano posti a sindacato.
Quando nella loggia c’era troppa confusione, questi magistrati facevano cacciare i ragazzi minori di quindici anni a bastonate e ordinavano alle guardie del Bargello di chiudere con le aste delle lance gli ingressi e dopo la campana del Vespro era vietato il gioco dei dadi e ogni tipo di schiamazzo.
Nel 1339, il Comune nominò un particolare ufficiale per il mantenimento dell’ordine nel mercato e per i ladri la punizione consisteva nel taglio della mano destra eseguita con una grossa scure chiamata “mannaia’ da parte del boia sopra un ceppo di legno quadrato che portava con se.

 Per fortuna (o per sfortuna) questa punizione non è più attualmente in vigore, altrimenti nel nostro paese, si vedrebbe annualmente istituire, a livello nazionale, in una data qualsiasi la “Processione dei Monchi”.

di Chiara ed Enzo Sacchetti

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