martedì 8 settembre 2015

La basilica di Santo Stefano a Bologna

Si tratta di un complesso di sette edifici, detto delle “Sette chiese” e la tradizione popolare vuole che sia stato S. Petronio a volerlo innalzare nel tentativo di imitare  la basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme costruito sopra ad un tempio pagano dedicato ad Iside. Di certo sappiamo che gli strutture sono di origine piuttosto antica: la chiesa di San Giovanni Battista o del Santo Crocifisso costruite entrambe nell’VIII secolo, quella del  Santo Sepolcro risalente al V secolo ove in una cella con altare e pulpito si trovava la tomba dello stesso S. Petronio, Vescovo di Bologna dal 431 al 450 e protettore della città, mentre la chiesa dei Santi Vitale e Agricola costruita nel IV secolo contenente i sarcofagi dei due martiri.
Tutto il complesso fu devastato durante l’invasione degli Ungari del X secolo e ricostruito dai Monaci Benedettini all’inizio dell’XI, ma anche i nuovi restauri successivamente eseguiti, seppur nel tentativo di ripristinare i reali ambienti, hanno modificato significativamente il suo aspetto originale: non potendo avere, infatti, riscontro con quello fatto costruire da Costantino nel IV secolo a Gerusalemme perché distrutto dal Califfo fatimata al- HaKim e ricostruito in seguito dai Crociati, anche le ristrutturazioni hanno finito per cambiare completamente le strutture.

da Wikipedia: esterno della basilica di Santo Stefano affacciata sull'omonima piazza

La chiesa del Crocifisso è di origine longobarda e risalente all’VIII secolo. Composta da una sola navata con volta a capriata, il suo presbiterio è sopraelevato sulla cripta al cui centro troviamo il “Crocifisso” opera di Simone dei Crocifissi del 1380, mentre nella navata di sinistra il Complesso Statuario del
Settecento del “Compianto sul Cristo morto”, opera di Angelo Gabriello Pio, ed alle pareti affreschi rappresentanti il “Martirio di Santo Stefano” del XV secolo.
Come detto, sotto il presbiterio si trova una cripta, suddivisa in cinque navate con colonne di diversa fattura, ed una di queste, secondo un'antica credenza, dallo zoccolo al capitello rappresenterebbe l’altezza di Gesù (circa m. 1,70): due urne custodiscono i resti mortali dei Santi Vitale e Agricola riposte sull’altare, con ai lati due affreschi cinquecenteschi, rappresentanti il loro martirio, mentre nella navata sinistra, vicino l’altare, possiamo ammirare la Madonna della neve, un affresco quattrocentesco di Lippo di Dalmasio.
La Basilica del Sepolcro, costruita dal Vescovo Petronio nel V secolo, simile al Santo Sepolcro di Gerusalemme e ricostruita dai Benedettini dopo la sua distruzione, è a pianta ottagonale irregolare al cui centro si erge una cupola dodecagonale; al suo interno si trovano dodici colonne di marmo e laterizio con al centro un'edicola che custodiva le reliquie di San Petronio rinvenute nel 1141.
L’ingresso al Sepolcro viene aperto per una settimana l’anno nella ricorrenza della Pasqua dopo la messa di mezzanotte alla presenza dei Cavalieri del Santo Sepolcro, anche se in passato era possibile strisciare all’interno per onorarlo; una antica tradizione vuole che le prostitute di Bologna, sempre per Pasqua, in memoria di Maria Maddalena, si rechino davanti al Sepolcro per pronunciare una loro preghiera segreta; per lo stesso motivo, le donne incinte della città, camminavano e ancora alcune lo fanno, per trentatre volte (gli anni di Cristo), attorno al Sepolcro, entrando dentro ad ogni giro, per poi recarsi nella chiesa del Martyrium per pregare dinanzi all’affresco della Madonna incinta.

da Wikipedia: pulpito all'interno della basilica del Santo Sepolcro

Nel 2000 il Cardinale Giacomo Biffi ha trasferito il corpo del Santo nella Basilica di San Petronio ove già era custodito la testa; nella chiesa troviamo anche una fonte d’acqua che nella simbologia del complesso riguardante la passione del Cristo, può essere identificata col fiume Giordano, ma fa anche supporre che in quel luogo si trovasse il tempio della dea Iside, il cui culto richiedeva una fonte di acqua sorgiva. Singolare anche una delle colonne della chiesa in marmo cipollino nero di origine africana e di epoca romana, scostata rispetto alle altre, probabilmente a simboleggiare la colonna dove venne flagellato Gesù, che garantisce duecento anni di indulgenza per ogni visita al luogo, come ci dice il sui cartiglio.
La Basilica più antica è quella dei Protomartiri San Vitale e Sant’Agricola senza transetto, con facciata a salienti e abside triconca. Qui, agli inizi del 1400, fu rinvenuto un sepolcro Paleocristiano con sopra la scritta “SAYMON” e rapidamente si sparse la voce che si trattasse della tomba di San Pietro attirando numerosi pellegrini e allo stesso tempo scatenando le ire del papa Eugenio IV che vedeva diminuire i pellegrini verso Roma e di conseguenza gli introiti. Il Papa ordinò così che la chiesa fosse scoperchiata e riempita di terra e fu lasciata in questo stato per settanta anni, quando, grazie all’intervento dell’Arcivescovo Giuliano della Rovere che la fece sistemare, fu riaperta al culto: sulla porta laterale un’iscrizione ricorda l’avvenimento “JUL. CARD. S. P. AD VINC RESTITUIT”.
Fuori della chiesa del Sepolcro si trova il Cortile di Pilato a ricordo del luogo ove fu condannato Gesù, al cui centro di trova il “Catino di Pilato”, opera longobarda tra il 737 e il 744. Questo manufatto venne fatto sistemare nel cortile dal Cardinale Giovanni de’ Medici nel 1506 su un piedistallo con il suo stemma: in origine si trovava nella chiesa di San Giovanni Battista donato dal re Liutprando per raccogliere offerte per poter dotare la chiesa di nuovi mezzi di sostentamento con inciso sull’orlo la testimonianza di un accordo fra il re longobardo e il Vescovo di Bologna che dice:
«+ VMILIB(us) VOTA SVSCIPE D(omi)NE DDNNR LIVPRAN ET IL PRAN REGIB(us) ET D(om)N(o) BARBATV EPISC(opo) S(an)C(te) HECCL(esie) B(o)N(oniem)S(i)S HIC IHB SVA PRECEPTA ORTVLERVNT VNDE VNC VAS IMPLEATVR IN CENAM D(omi)NI SALVAT(ori)S ET SI QVA MVNAC MINVERIT D(ev)S REQ(uiret)».
Sotto di uno dei due porticati, invece, in stile Romanico, al centro di una finestra, sopra ad una colonna, troviamo un gallo in pietra, opera del 1300, denominato “Il gallo di S. Pietro” a memoria della rinnegazione di Gesù.

da Wikipedia: il "Catino di Pilato"  nell'omonimo cortile

La chiesa della Trinità o del Martyrium, chiamata anche della Santa Croce o del Calvario, doveva essere a cinque navate con l’abside antistante al Cortile di Pilato e la facciata rivolta ad est come originariamente era la costruzione voluta da Costantino a Gerusalemme, ma questa non fu mai terminata da Petronio e durante la permanenza longobarda divenne un Battistero: sappiamo comunque che qui dal tempo delle Crociate fino al 1950, nella cappella centrale si custodiva una reliquia della Santa Croce, portata da Elena, madre dell'Imperatore.
Nell’ultima cappella a destra possiamo ammirare un gruppo ligneo dell’“Adorazione dei Magi” composto da personaggi a grandezza d’uomo, attribuito a Maestro del Crocifisso (1291) ma colorato soltanto nel 1370 dal pittore bolognese Simone dei Crocifissi: tra gli affreschi trecenteschi che si trovano nella chiesa, sono interessanti “Sant’Orsola con le sue compagne di martirio” e una “Madonna incinta”, che suscita un senso di tenerezza con un gesto amorevole con il quale si accarezza il pancione, mentre nell’altra mano regge un libro.
Il Chiostro Medioevale è su due piani, quello inferiore che sembra datato prima del Mille ha ampie aperture ad Arco Preromaniche, mentre quello superiore ha un colonnato in stile Romanico, forse opera di Pietro d’Alberico del XII secolo con scolpiti sui capitelli alcune rappresentazioni mostruose tra le quali “un uomo nudo schiacciato da un macigno”, ed un altro con “la testa di un uomo girata di 180°”, scene che avrebbero ispirato le forme d’espiazione che si trovano nel Purgatorio di Durante Alighieri.

da Wikipedia: il Chiostro Medievale

Sotto i portici sono affisse lapidi con i nomi di quasi tutti i bolognesi caduti nella prima guerra mondiale, mentre nell’atrio dell’ingresso occidentale quelle dei caduti della seconda guerra mondiale. Dal lato settentrionale si accede al Museo di Santo Stefano nel quale si accede dal lato settentrionale del chiostro, nel quale sono custodite interessanti opere.
Questo è soltanto un piccolo resoconto di ciò che questo complesso può mostrare al visitatore sia per la storia, l’architettura, e opere costruite e dipinte da insigni artisti. 

di Chiara ed Enzo Sacchetti

Nessun commento:

Posta un commento

No fare spam o altro. I commenti con questo intento verranno rimossi