giovedì 12 marzo 2015

Gli interventi di Giuseppe Poggi per Firenze Capitale d’Italia, la difesa del patrimonio artistico attraverso l’operato dell’architetto Corinto Corinti, il ruolo delle Soprintendenze



Alla fine del XIX secolo, con la proclamazione a Capitale d'Italia, ebbe inizio a Firenze la cosiddetta fase di "risanamento", una grandiosa operazione urbanistica ad opera dello stesso Comune che trasformò letteralmente il volto della città, a spese, purtroppo, del patrimonio artistico, culturale e ambientale.


All'inizio l'intervento di bonifica doveva interessare solo la zona del Mercato Vecchio, rimasta abbandonata con la costruzione dell'attuale Mercato Centrale, e il ghetto ebraico, nel quale ormai però gli ebrei non abitavano più dai tempi dei Lorena e che si trovava in condizioni fatiscenti. Si trattava della zona del centro storico, compreso tra le vie Roma, Calimala, Monalda, Porta Rossa, piazza Strozzi e le vie de' Pescioni e de' Cerretani: l'isolato, un esempio di altissimo valore ambientale esempio di urbanizzazione medievale, si presentava però all'epoca assai degradato e difficilmente vivibile sotto l'aspetto umano e sociale e non mancano, a ragione di ciò, testimonianze dell’epoca in cui viene ben descritta la situazione disagiata in cui si trovava l’area. Oggi raccolti nel libro "Firenze sotterranea", gli importantissimi articoli di Giulio Piccini giornalista de La Nazione conosciuto con lo pseudonimo di Jarro, denunciano lo stato di totale abbandono e degrado di molte zone della nostra città ed i continui atti di delinquenza subìti dagli abitanti: « Chi crederebbe che entro Firenze, città molle e vezzosa che ha per tutto levato grida di miti e dolci costumi, è una Firenze dove stanno in combutta il sicario e il ladro, l’assassino negli intervalli in cui esce dalle galere, e il lenone, il baruffino abietto e atroce; chi crederebbe che v’è una Firenze, dove le catapecchie si ammucchiano e fanno da sé un’orrenda città?».
Qui lo scrittore si riferisce al ghetto, ma la condizione di altri quartieri non era certamente migliore e tanto diversa da questa.

Colonna dell'Abbondanza nell'allora piazza del Mercato Vecchio oggi piazza della Repubblica

Ma la ristrutturazione di queste due zone di Firenze fu solo un pretesto per iniziare un'opera di distruzione e ricostruzione assai più grande che avrebbe interessato molte altre zone della città e che vide la redazione di numerosi progetti attuativi. Pubblicato sul quotidiano de La Nazione nel 1865, e presentato il 20 gennaio del 1866 dal sindaco  Luigi de Cambray-Digny, il programma dell'architetto Poggi per il rinnovamento progressivo delle strutture e del tessuto urbano, prevedeva una serie di interventi, alcuni dei quali realizzati e ancora oggi presenti: l'abbattimento delle mura trecentesche, la costruzione dei viali di circonvallazione di 40 metri di larghezza per il transito snello delle carrozze, la panoramica passeggiata intorno ai colli sopra l'Oltrarno fino alla realizzazione dell'attuale Piazzale Michelangelo, i nuovi ponti e i nuovi quartieri, la sistemazione intorno alla Fortezza; assieme altri interventi che non videro (aggiungiamo noi fortunatamente) mai la luce.

Firenze e il Vial de Colli dal Piazzale Michelangelo

Iniziarono così i lavori di ristrutturazione che costò fra l'altro una cifra esorbitante della quale e dopo il ritorno della Capitale a Roma, rimasero al comune ben di 30 milioni di lire di debito, con opere di demolizione e successiva ricostruzione di nuovi edifici costruiti secondo lo stile del periodo; assieme a queste operazioni iniziarono però anche ad affiorare, le antiche strutture della scomparsa colonia romana di Florentia e di altre abitazioni più antiche risalenti a varie fasi della storia urbana di Firenze.  Spesso però, nonostante la creazione di una Commissione Artistica Comunale preposta al controllo e alla difesa del patrimonio che stava man mano scomparendo, composta dallo stesso Corinti e da funzionari del Regio Museo Archeologico fra cui Luigi Adriano Milani, o da uomini di cultura cittadini, come Guido Carocci ed Emiliano Marcucci, molti reperti mobili ed immobili andarono irrimediabilmente perduti. In molti casi furono gli stessi cittadini, incuriositi da questi tesori mai visti, ad avvisare del loro rinvenimento assicurandone se non la tutela almeno la loro documentazione.

Ma fu proprio con Luigi Adriano Milani, responsabile del Regio Museo Archeologico, che furono effettuati i primi saggi scientificamente validi nelle aree di fondazione, mentre alla Società Colombaria fu affidato il compito di studio e catalogazione delle antiche vestigia di Firenze. Grazie a questi interventi e vista la  consistenza dei numerosi e considerevoli rinvenimenti, nel 1888 il Comune fu sollecitato a nominare una seconda commissione, questa volta realmente storico-archeologica, e di cui fece parte anche l’architetto Corinto Corinti già famoso progettista in ambito fiorentino che, seppur tra molte difficoltà, si occupò di tutta la documentazione relativa agli edifici medievali demoliti nel centro storico e degli scavi condotti dal Milani. Quello che stava emergendo dal sottosuolo era un vero e proprio tesoro storico, non solo di epoca medievale, ma anche e soprattutto del periodo romano. Si trattò di una vera e propria gara contro il tempo, tra gli sventramenti ormai in atto, quella che i tecnici preposti combatterono per documentare nel miglior modo possibile, tutto ciò che stava venendo alla luce, riuscendo a sopperire, seppur parzialmente, alla grave situazione che si era creata.
 
Lapide del Regio Museo Archeologico di Firenze

Il Corinti, al termine del suo mandato, per far conoscere alla cittadinanza quello che era il proprio patrimonio storico-archeologico nascosto, ebbe la geniale idea, per sopperire alla mancanza di fondi necessari alla documentazione di realizzare delle "Cartoline postali", ricavate dai disegni, e che avrebbero riprodotto i rilievi e le successive ricostruzioni grafiche, di monumenti ed edifici ritrovati. La restituzione grafica di questi disegni e appunti di rilievo vide la luce molti anni dopo, tradotta in una sorta di restituzione virtuale “ante litteram”  nella quale si poterono ammirare, (seppur solo nei disegni), l'antico Teatro romano  posto sotto Palazzo Vecchio, le Terme Capitoline, l'Anfiteatro di piazza dei Peruzzi,  il Foro romano di piazza della Repubblica e addirittura alcune ipotesi planimetriche che descrivevano il tessuto viario dell’antica città colonia romana di Florentia e le successive fasi urbanistiche in sovrapposizione storica. Nonostante la mancanza di soldi e la fine dell'incarico, l'architetto, assieme al direttore del Regio Museo Archeologico Luigi Adriano Milani continuò, privatamente e con altri fondi, il lavoro di rilievo e catalogazione dei reperti. Iniziò così l'opera di "musealizzazione" con l'esposizione della parte della Florentia romana nel cortiletto chiamato "dei fiorentini" posto all’interno dell’allora Regio Museo Archeologico Nazionale, con una sorta di campionatura di reperti, talvolta anche protetti da falsi tempietti ed edicole ancora oggi visibili e parzialmente visitabili.

di Mario Pagni





Estratto e riassunto da Mario Pagni (a cura di), Atlante archeologico di Firenze. Indagine storico-archeologica dalla Preistoria all'Alto Medioevo, edizioni Polistampa, Firenze, 2010.

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